The catcher in the rye/ Il giovane Holden (Salinger)

Il mio primo post non può non essere per Holden, l’adolescente che ha caratterizzato un’intera generazione e nel quale ancora oggi molti giovani (sottoscritta compresa) si ritrovano. Sono passati più di cinquant’anni da quando è stato scritto, ma  Holden Caufield, con quell’aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua “infanzia schifa” e le “cose da matti che gli sono capitate sotto Natale” continua ad essere un simbolo per intere generazioni.

Dunque, per Holden, per tutti quelli che la prima cosa che pensano è per gli altri il quarto pensiero, per chi si chiede che fine facciano le anitre in inverno, per chi non ha ancora deciso cosa fare da grande, insomma per tutti quelli che “papà ti ammazza!”.

Per chi non avesse letto il libro la trama si può riassumere nelle vicende di un sedicenne, Holden appunto che cacciato dall’ennesima scuola cerca di rimandare il ritorno a casa per dare la notizia ai suoi genitori.
Ovviamente la grandezza del libro non sta qui, ma nei pensieri di Holden e nel modo efficace di farceli sentire che ha Salinger.
Se volete saperne di più, un’ interpretazione che mi piace di questo libro è quella di Baricco in un vecchio programma che si chiamava “Pickwick” con Castellitto che ne legge alcuni passi. Vi rimetto in calce il link.

Di seguito il divertente passaggio in cui Holden si intrufola in casa dei suoi per salutare la sorellina di 10 anni. La vecchia, saggia Phoebe.

– Papà ti ammazza!
allora la vecchia Phoebe disse qualcosa, ma non riuscii a sentirla. aveva l’angolo della bocca schiacciato contro il cuscino e non riuscii a sentirla.
– Come? – dissi. – Tira via la bocca di là- Non riesco a sentirti, se tieni la bocca in quel modo.
– A te non ti piace niente di quello che succede.
Quando disse così mi fece sentire ancora più depresso.
– Ma sì mi che mi piace! Sì che mi piace! Naturale che mi piace. Non dire così. Perché diavolo dici così?
– Perché non ti piace. Non ti piace nessuna scuola. Non ti piacciono un milione di cose. Non ti piace.
– Invece si! […] Perché diavolo devi dire così? – dissi. Ragazzi, quanto mi deprimeva.
– Perché non ti piace, disse. – Dinne una.
– Una? Una cosa che mi piace?  – dissi – D’accordo.
Il guaio era che non riuscivo a concentrarmi troppo. E’ difficile concentrarsi, certe volte.
– Una cosa che mi piace molto, vuoi dire? – le domandai.
Ma lei non rispose. […] – Avanti, rispondimi – dissi – una cosa che mi piace molto, o che mi piace soltanto?
-Che ti piace molto.
– Benissimo – dissi. Ma il guaio era che non riuscivo a concentrarmi.
[..]
– Come? – dissi alla vecchia Phoebe, mi aveva detto qualcosa, ma non l’avevo sentita.
– Non riesci nemmeno a trovare una cosa.
– Ma si. ma si.
– Be’ allora dilla.
– Mi piace Allie, – dissi – E mi piace fare quello che sto facendo adesso. Stare seduto qui con te a parlare e pensare alle cose, e..
– Allie è morto. Dici sempre la stessa cosa.. […]
– Ad ogni modo, mi piace ora, – dissi – Proprio adesso, voglio dire. Stare seduto qui con te e fare quattro chiacchiere e scherzare…
– Questa non è una vera cosa!
– E’ una vera cosa eccome! Certo che lo è. Perchè diavolo non lo è? La gente non crede mai che una cosa sia una vera cosa. Ne ho arcipiene le maledette tasche.
– Smettila di bestemmiare. Va bene, dimmi qualcos’altro. dimmi che cosa ti piacerebbe essere. come uno scienziato. O un avvocato o qualche cosa.
– Non potrei essere uno scienziato. In scienze sono una schiappa.
– Be’, un avvocato, come papà e compagnia bella.
– Gli avvocati sono in gamba, direi, ma non mi attira […]
Non sono ben sicuro che la vecchia Phoebe capisse di che diavolo parlavo. Voglio dire, in fondo non è che una bambina e via discorrendo. Però stava a sentire, almeno.  Se qualcuno almeno vi sta a sentire non è tanto brutto.
– Papà ti ammazza. Vedrai che ti ammazza, disse.
Ma io non la sentivo. Stavo pensando a un’altra cosa – una cosa pazzesca – Sai cosa mi piacerebbe fare? – dissi. – Sai cosa mi piacerebbe fare? Se potessi fare quell’accidente che mi gira, voglio dire.
– Cosa?
– Sai quella canzone che fa “Se scendi tra i campi di segale, e ti prende al volo qualcuno?” Io vorrei.
– Dice “Se scendi tra i campi di segale, e ti viene incontro qualcuno”,- disse la vecchia Phoebe. – E’ una poesia. Di Robert Burns. (.)
– Credevo che dicesse “E ti prende al volo qualcuno”, – dissi. – Ad ogni modo, mi immagino sempre tutti questi ragazzini che fanno una partita in quell’immenso campo di segale eccetera eccetera. Migliaia di ragazzini, e intorno non c’è nessun altro, nessun grande, voglio dire, soltanto io. E io sto in piedi sull’orlo di un dirupo pazzesco. E non devo fare altro che prendere al volo tutti quelli che stanno per cadere nel dirupo, voglio dire, se corrono senza guardare dove vanno, io devo saltar fuori da qualche posto e acchiapparli. Non dovrei fare altro tutto il giorno. Sarei soltanto l’acchiappatore nella segale e via dicendo. So che è una pazzia, ma è l’unica cosa che mi piacerebbe veramente fare. Lo so che è una pazzia.
La vecchia Phoebe non disse niente per molto tempo. Poi, quando finalmente si decise a dire qualcosa, tutto quello che disse fu: – Papà ti ammazza.”(“Il giovane Holden”, J. D. Salinger)