Il teorema del Pappagallo di Denis Guedj

Hasan, infallibile ed onnipotente capo della città-fortezza di Alamut per arruolare dei giovani, renderli privi di volontà e da lui assolutamente dipendenti, per spingerli nelle imprese più pericolose, non escluso l’omicidio, usa un trucco talmentestronzo che quasi non avrei voglia di scriverlo. Il termine assassini, con cui si indicavano in Europa i componenti di questa devotissimo corpo armato di vendicatori, derivava dall’arabo hashishen, cioè dediti all’erba. Hasan infatti dava loro l’hashish per indurre estasi e visioni fantastiche e, armandoli di pugnale, prometteva che quelle gioie sarebbero diventate eterne se essi avessero eseguito cio’ che veniva loro ordinato.

Questa è solo una delle storie nella storia contenute ne Il teorema del Pappagallo.

Pierre Ruche è un ottantenne disabile, appassionato di libri e proprietario della libreria “La mille e una pagina” a Montmartre, nel cuore di Parigi.

Il signor Ruche vive insieme alla commessa della sua libreria, Perrette e con i figli di lei: Lea e Jonathan, due gemelli diciassettenni tanto uguali quanto diversi, e Max, un bambino sordo che è stato adottato da Perrette e che ha undici anni.

Un giorno, direttamente da Manaus, il signor Ruche riceve una strana lettera da un amico di gioventù che non vede da almeno 50 anni, Grosrouvre.
Nella missiva l’uomo rivela di aver scoperto la dimostrazione di un teorema di Fermat, ritenuto indimostrabile, e di essere braccato da un killer che vuole questa dimostrazione a tutti i costi, ma, pur di non farla sparire nel nulla, confida a Ruche di aver fatto imparare tutto a un fedele compagno, dotato di eccezionale memoria.
Il signor Ruche riceve inoltre i volumi della biblioteca dedicata alla matematica del suo amico, concludendo in maniera sibillina che, se ha ricevuto quei volumi, allora vuol dire che a Grosrouvre è accaduto qualcosa, e che comunque il teorema è al sicuro con un amico fidato.
Così, partendo da una lista di matematici da Talete a Eulero, passando per Fermat, Cartesio e matematici arabi come Sharaf al-Dīn al-Tūsī, il signor Ruche inizia, sullo sfondo parigino, un viaggio attraverso aritmetica, geometria e algebra, passando dal mondo greco, al mondo arabo, fino ad arrivare ai grandi matematici europei delle età moderna e contemporanea. A questo viaggio, che potrebbe erroneamente sembrare ostico alle menti non scientifiche, partecipa non solo tutta la famiglia di rue Ravignan (dove Ruche abita), ma anche il taxista e amico di Pierre, Albert, e Habibi, proprietario di un negozio nei dintorni.
Fondamentale nello sciogliere l’intreccio sarà anche il pappagallo che Max aveva trovato all’inizio della storia.
Un appassionante giallo matematico-filosofico adatto a tutte le menti. Inoltre trovo bellissime le storie nelle storie come quella etimologica del termine “assassino” o quella di Niccolò Tartaglia tanto per fare un altro esempio. Dunque un libro che, oltre alla matematica, insegna davvero tanto.
Dato il tema filosofico-matematico, e che lo scrittore è davvero un matematico, la lettura risulta piacevolmente impegnativa.
Il romanzo in Italia è edito da Longanesi, TEA. Si trova in giro a partire dagli 8 eurini.
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3 Pensieri su &Idquo;Il teorema del Pappagallo di Denis Guedj

  1. Ti confesso che mi hai fatto venir voglia di leggerlo.
    Spero non sia troppo dispersivo tra algoritmi e assiomi, ma la storia sull’etimologia di assassino…è molto accattivante.

    Mi piace

  2. Pingback: Che libro regali a Natale? | DisequiLibro

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