La morte del padre, Karl Ove Knausgård

La morte del padre di Karl Ove Knausgård è uno dei migliori libri che io abbia letto negli ultimi tempi. Forse uno dei migliori tra tutti quelli che ho letto.

Stavo parlando con il mio compagno e per introdurgli autore ed opera ho detto: “é un libro autobiografico”. Mi sono sentita rispondere: “perché, che ha fatto questo nella sua vita?”

La domanda mi ha zittito per alcuni secondi poi ho detto: “non è cosa ha fatto, ma come lo scrive”.

Ed è proprio così. Knausgärd scrive semplicemente della propria vita raccontando il suo essere bambino, adolescente e ora marito e padre.

Cercherò di andare quasi con ordine:

E’ il 1998  quando con il romanzo Ute av Verden, (Fuori dal mondo, non pubblicato in Italia) Knausgård è stato insignito del Premio letterario della Critica Norvegese. Si tratta del primo caso di assegnazione del premio a un debuttante. Nel 2004 con il suo secondo romanzo, A Time for Everything (anche questo non pubblicato in Italia) il giovane scrittore norvegese vince svariati premi ricevendo anche una nomina per il Premio letterario del consiglio nordico. Nel 2009 vince il Brage Prize con il libro La mia lotta – Volume 1 (La morte del padre), il primo di sei volumi autobiografici pubblicati in Norvegia tra il 2009 ed il 2010.

Queste opere sono valse a Knausgård, oltre alla fama, anche il paragone con Proust. Per quanto mi piaccia quest’ultimo devo ricordare però che Marcel non uscì praticamente mai di casa, mentre Knausgärd ha vissuto la storia che racconta e alle donne di cui parla ha pure toccato le tette.

La critica è divisa: c’è chi lo paragona a Proust, chi lo definisce noioso e chi lo trova noioso ma interessante…

Alcuni hanno scritto che in questo romanzo non succede nulla, che in tutto sono 3600 pagine di noia, che questo Proust norvegese si perde troppo in dettagli insignificanti.

Ebbene questa “noia”, ammesso che sia tale, è avvincente, travolgente. Il libro si divora.

In questo primo volume, quest’ uomo (che per la sfortuna di alcuni critici è pure un figo) si mette a nudo raccontando un’ esperienza tra le più intime al mondo: La morte del padre. Un padre temuto, non capito, un padre alcolizzato e che ora é morto. Dolore e sensi di colpa. Fotografie del passato.

Quale ragazzino non ha avuto dubbi sul proprio pene? Quale ragazzino non ha fumato una sigaretta per non sentirsi escluso? Quale adolescente non ha odiato il proprio padre?

Chi di noi può dire di conoscere veramente suo padre?

Knausgärd lo racconta facendo incazzare un bel po’ di gente, infatti non si preoccupa minimamente di cambiare neanche i nomi delle persone che hanno fatto o fanno parte della sua vita.

Non solo, Knaurgard ha anche il coraggio di dire che quando sgrida la figlioletta di quattro anni va fuori dai gangheri. Che gli secca che la moglie, anche se al nono mese di gravidanza, lo interrompa mentre sta scrivendo. Ha il coraggio di dire che suo padre era un alcolizzato e che da adolescente aveva sperato che morisse. E lo fa attraverso quei dettagli apparentemente insignificanti di cui sono piene le nostre giornate.

Racconta tutto, dalla marca di sigarette scelte per far colpo al liceo, passando per le canzoni che provava con la sua band, fino ad arrivare alla marca dei prodotti usati per ripulire la casa in cui è morto il padre. Gesti quotidiani come quello di fare la spesa che finalmente rispecchiano il lettore. David Bowie, i Led Zeppelin, il caffè,  il cif spray.

Tutto questo funziona perché sappiamo perfettamente di cosa si sta parlando. Un libro che si legge tutto d’ un fiato. Una capacità di rendere estremamente avvincente la quotidianità.

Questo è il primo libro dei sei volumi che dà vita a “La mia lotta” (titolo originale Min Kampf volutamente provocatorio per l’ assonanza con il Mein Kampf di Hitler con cui ovviamente non ha nulla a che vedere).

Ho dovuto averlo, ho dovuto iniziarlo e ho dovuto finirlo.

Una sorta di Infinite jest, permettetemi il paragone e la provocazione al limite dell’ossimoro.

Personalmente ho sviluppato una dipendenza da Knausgärd ed il mio più grande dilemma al momento è decidere se leggere il secondo volume direttamente in versione in inglese o se leggerlo in italiano nella sua prima edizione.

Difatti, in Italia il boom lo si sta registrando ora con l’edizione Feltrinelli, in realtà sia questo primo libro che il secondo sono già stati tradotti e pubblicati tra il 2010 ed il 2011 da Ponte delle Grazie.

Le traduttrici sono rispettivamente Lisa Raspanti per Ponte delle Grazie e M. Potestà Heir per Feltrinelli (io ho letto quest’ultima versione).

Il libro lo trovate qui:

La morte del padre, Knausgård

Qui, invece, alcuni articoli interessanti:

A casa di Knausgård, il Proust norvegese Mail Stampa, Repubblica

3600 pagine di noia e il talento di renderla sexy, Corriere della sera

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3 Pensieri su &Idquo;La morte del padre, Karl Ove Knausgård

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